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Grande bagno di folla e tanta commozione ieri allo Staple Center per l’ultimo saluto al re del pop. Dopo la cerimonia privata al Forest Lawn, il cimitero dei divi, la salma, custodita in una bara d’oro massiccio ricoperta di rose rosse, è stata trasportata, a sorpresa, allo Staple Center, dove ha avuto luogo la cerimonia commemorativa pubblica per l’artista comparso.
Centinaia di milioni di persone in tutto il mondo (una su sei) hanno seguito le immagini della cerimonia trasmesse in mondovisione. Le piazze di tutto il mondo gremite di gente; gente che, seguendo le immagini provenienti da Los Angeles, ha partecipato alla commemorazione di Michael ballando e cantando come il proprio idolo ormai scomparso; come ad Harlem, dove la comunità afroamericana ha reso omaggio a colui che “aveva saputo affermare la dignità umana senza distinzione di razza, cultura, lingua o religione”. Queste sono state le parole del pastore Lucious Smith, nel suo discorso di chiusura della commemorazione pubblica.
Notevole anche l’omaggio musicale, in particolare con Stevie Wonder, che ha dedicato I never dreamed you'd leave on summer, una vecchia struggente canzone, che sembrava scritta proprio per l’occasione, un addio in estate che nessuno avrebbe mai immaginato. Si sono esibiti anche Mariah Carrey, Trey Lorenz, Lionel Ritchie, Usher, Jonh Mayer, per l’ultimo saluto al re.
Molto toccante l’intervento di Brooke Shields, un racconto commosso, che ha descritto Michael come un uomo buono e gentile, un buon amico, un amico con cui condivideva l'ingresso precoce nel mondo delle star, un normalissimo amico che amava ridere, scherzare, che risolveva sempre con un sorriso anche le situazioni e i momenti più difficili. Berry Gordy ha strappato un sorriso alla platea raccontando gli aneddoti della rivalità positiva che si viveva all'interno dell'etichetta Motown; anche il grande "Magic" Johnson ha partecipato alla cerimonia rendendo omaggio a Jackson. Grandi assenti, invece, Liz Taylor e Diana Ross, le amiche più care, troppo affrante per partecipare all’evento.
In conclusione della cerimonia tutti sul palco dello Staple Center per cantare insieme We are the wold, la canzone che Michael ha scritto con Lionel Ritchie per combattere la fame nel mondo del sottosviluppo. Poi il momento più straziante di tutta la cerimonia: l’intervento di Paris Katherine Jackson, la figlia di Michael. L’addio della figlioletta Paris, di soli 11 anni, è stato il momento più commovente. Breve l’intervento ma molto toccante, in cui la piccola Jackson ha detto: “Volevo solo dire che sin da quando sono nata, papà è stato il miglior padre che possiate immaginare, volevo solo dire che lo amo così tanto”. Queste le sue parole, rotte in un pianto disperato e straziante, come quello di qualsiasi figlia che ha perso il suo papà, tanto più così improvvisamente e prematuramente.
Si può dire che, in questo “omaggio pubblico planetario”, evento mediatico dell’anno, è veramente emersa l’umanità nascosta di Michael Jackson. Dai tanti racconti degli amici è emerso come Michael fosse un uomo buono e gentile, un tenero e sincero amico. Racconti che hanno restituito a Jacko l’umanità che la crudeltà della stampa, molto spesso, gli aveva negato, e che si è rivelata con forza soprattutto nelle parole e nel pianto, straziato e straziante, della figlia Paris. |